tortoise_shellGRUPPO DI CONDIVISIONE PER L’APPRENDIMENTO DEGLI OTTO PUNTI DEL METODO DI CONSULTAZIONE.

Ciclo di 3 incontri   con Andrea Biggio.

Il sabato dalle ore 09.30 alle 17.00, con pausa pranzo.

21GENNAIO 11 FEBBRAIO E 10 MARZO 2012 – FIRENZE.

Sede da definire

Ogni giornata è suddivisa in due momenti che si alternano continuamente nella mattinata e nel pomeriggio: il primo, teorico, è utile per illustrare i punti del metodo e le principali metafore usate dal Libro dei Mutamenti nel fornire il responso strategico; il secondo, pratico, è necessario per consentire al gruppo di familiarizzare con gli strumenti tipici della consultazione e di condividere le domande che i partecipanti desiderano rivolgere al Libro. Lo scopo del corso è quello di far conoscere più da vicino gli strumenti necessari alla pratica individuale, sia dei principianti che degli avanzati.

LA CONSULTAZIONE IN GRUPPO

Se l’I Ching non è accettato dalla coscienza, almeno l’inconscio gli va incontro a metà strada,  e l’I Ching è più vicino all’inconscio che non all’atteggiamento razionale della coscienza.  C.G.Jung

GLI ATTORI DELLA CONDIVISIONE

I gruppi sono la culla ideale per la consultazione. Il gruppo può consentire ai partecipanti di abbassare il livello dei freni inibitori posti dalla coscienza e consentire di arrivare più facilmente alla nostra parte inconscia. Quando esperisco la condivisione in gruppo, in occasione dei workshop, mi accorgo che c’è una tensione spirituale e psicologica che supera la somma delle singole presenze dei partecipanti e consente di alzare lo sguardo fino a dove il singolo ordinariamente non arriva. Gli attori della consultazione sono cinque: 1. Chi pone la domanda. 2. Gli altri singoli partecipanti. 3. Il conduttore (consulente filosofico) che guida l’interpretazione della risposta. 4. Il Libro dei Mutamenti stesso. 5. Il Gruppo in quanto tale.

Per la condivisione si tratta di trovare un posto adatto alla ritualità particolare dell’evento. Dovrebbe essere un luogo esperienziale che offra la possibilità ai partecipanti di porsi a proprio agio e di svolgere la pratica della consultazione in modo rilassato, senza tensioni, e in un’atmosfera protetta di condivisione emozionale delle proprie esperienze di vita. Serenità, calore, luci e penombre, musiche, silenzi, profumi possono essere ingredienti di grande ausilio. Tutti i presenti si mettono a proprio agio per respirare e prendere contatto con il corpo, allo scopo di “svuotare la tazza” alla maniera zen.

E’ bene che chi pone la domanda si compenetri per quanto possibile nella situazione concernente la questione per cui chiede lumi, mentre gli altri partecipanti al gruppo restano ricettivi, vicino, in un silenzio empatico e sinceramente partecipativo, anche perché proprio quella consultazione riguarda – in un qualche modo sottile – pure la loro sfera personale.

Si procede, poi, a formulare la domanda per iscritto, dopo averla compresa e sceverata. Il consultante e gli altri condividono emozionalmente, con colui che la pone, l’esperienza di vita che quest’ultimo dona al gruppo, aprendosi attraverso la narrazione emotivamente sincera dei suoi vissuti. La dimensione della sincerità di tale condivisione consente di sperimentare la com-passione (in senso etimologico: patire insieme entrando in contatto emozionale con gli altri). L’esperienza che ne nasce si accompagna solitamente a un senso di gioia vera perché soddisfa un bisogno umano profondo sempre vivo in noi: quello dell’appartenenza e dell’unità. Chi pone la domanda, arriva a formularla con l’aiuto del consultante e degli altri, cercando di focalizzarne bene i termini, fino ai più inconsapevoli. La scrive, quindi, su una lavagna perché la successiva mappatura sia sotto gli occhi di ognuno. Si procede, quindi, a lanciare le monete o a manipolare i bastoncini. Tutti rimangono, durante il lancio, concentrati empaticamente, senza disturbare e interferire. Si procede, poi, a mappare la risposta, secondo i punti del metodo, avendo cura di leggere e visualizzare simboli e testi, affinché ognuno possa farsi “impressionare” da ciò che la mappatura della risposta evoca. Si porta a termine, infine, la sintesi dell’intera mappatura e si traccia insieme la strategia suggerita.

La condivisione emozionale permette, in questa delicata fase, di evitare giudizi formulati frettolosamente, che, immancabilmente, sfocerebbero in critiche (anche non espresse) e svalutazioni, peculiari della vita sociale “esterna” comunemente segnata da incontri formali e stereotipati tipici delle superficiali “conversazioni borghesi”, come Alberto Moravia amava definirle. La condivisione emozionale permette di sentire e sviluppare un senso comunitario dell’esistenza e di porre l’accento più sulle risorse umane dell’individuo che sull’aspetto deficitario. Da ogni risposta, infatti, il Gruppo cercherà di enucleare il senso che il Libro indica essere a disposizione di chi pone la domanda.

Funzionamento della struttura policentrica

In una prospettiva come quella che descriviamo la consultazione condivisa del Yi Jing dà luogo ad una struttura policentrica e non più egocentrica, perché posta al di fuori degli scopi particolari dell’io. Infatti, parallelamente al bisogno, più forte e sentito, di trovare una risposta ai quesiti da porre al Libro, ogni individuo diviene pure soggetto di un altro bisogno-incontro a forte valenza comunitaria, che può essere l’inizio di un rapporto interpersonale creativo di solidarietà che coinvolge tutto il gruppo e che orienta verso una ricerca autentica e armonica del proprio Dao (Tao).

Il gruppo, quindi, assurge a nuova entità sovra-individuale che si crea dopo un lavoro di empatia e sintonizzazione collettiva da parte dei membri stessi e nella quale entità “ci siamo pure noi”.

Studi compiuti sui gruppi che funzionano efficacemente hanno evidenziato che vi sono dei segnali comportamentali, avvertiti sul piano esperienziale, la cui prevalente presenza è in grado di indicare inequivocabilmente che nel gruppo si sta sviluppando un “processo” di crescita e consapevolezza: empatia corporea, emozionale, intellettiva; atmosfera di fondo serena.

Il gruppo funziona quando ognuno dei partecipanti, durante il lavoro d’assieme, si “disidentifica” dal proprio ego identificandosi nell’io e nel sé di gruppo, imparando a riconoscere, accettare e valorizzare le differenze senza sentirsi minacciato o sminuito, ma addirittura arricchito.

I pericoli dai quali guardarsi, per essere consapevoli che il gruppo proceda “vivificandosi”, sono continuamente in agguato. Possiamo facilmente accorgerci che l’atmosfera è favorevole, quando vi sia assenza d’intellettualismo, razionalizzazioni; divagazioni, salti di argomento, interventi non pertinenti.

Ricorda che è il tuo gruppo: quello al quale hai deciso tu di partecipare!

E’ qualificante per la crescita personale riconoscere l’importanza di partecipare proprio a “questo” gruppo e scoprire cosa significhi che quelle determinate persone si sono riunite “qui e ora” insieme. In una delle sue conferenze, C.G.Jung dice: Il Tao può essere qualsiasi cosa. Io uso un altro termine per designarlo - lo chiamo sincronicità. La mente orientale, quando si rivolge a un insieme di fatti, lo accetta così com’è, mentre la mente occidentale lo suddivide in varie entità singole, in piccoli quanti. Per esempio, voi osservate la gente qui riunita e dite: “Da dove vengono? Perché si sono raccolti qui?”. La mente di un orientale non è minimamente interessata a ciò. Egli dirà: “Che cosa significa il fatto che questa gente si è raccolta?”. Questo non rappresenta un problema per la mente occidentale. Vi interessate al perché siete venuti qui ed al perché state facendo questo. Non così la mente orientale; per essa è importante il fatto di essere insieme.

La mente di un cinese fa esperienze col fatto di essere assieme e di raccogliersi al momento giusto, e possiede un metodo sperimentale ignoto in Occidente, ma che sostiene un ruolo importante nella filosofia dell’Oriente. E’ un metodo per prevedere possibili sviluppi e viene usato ancor oggi dal governo giapponese per valutare le situazioni politiche. Questo metodo è stato formulato nell’anno 1143 a.C. (secondo gli elementi disponibili per Jung n.d.r.), è l’ I CHING, il Libro dei Cambiamenti.

Il programma si articola su diversi piani:

Apporti storici, filosofici, psicologici, bibliografici. Gli otto punti del metodo di consultazione. Studio dei principali esagrammi: le figure del calendario; i trigrammi doppi; Settori tematici: personaggi storici, personaggi simbolici, espressioni ricorrenti, classificazione delle formule divinatorie, etc;   Elementi d’interpretazione: divisione terra/uomo/cielo, esagrammi opposti, esagrammi nucleari, etc;  Mappatura delle risposte, metodo d’analisi, approcci di gruppo a casi individuali dei partecipanti;  Sintesi tra l’approccio filosofico cinese e quello psicologico junghiano.  I Ching nel lifelong learning. Esercitazioni. Role Playng.

Per informazioni ed iscrizioni

Barbara Baldi cell. 329.9633396 mail: araba.dribla@gmail.com

Si consiglia di partecipare al ciclo di seminari con il testo I Ching, in edizione Adelphi o Astrolabio.

Di Centro Tao Network

Scuola di Shiatsu Tao, network dei professionisti delle discipline olistiche, corsi, trattamenti, conferenze. 3474846390 - info@centro-tao.it

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.